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I SETTORI DI ATTIVITÀ

Qui di seguito vi illustriamo in sintesi le azioni intraprese dall’UE in alcuni dei principali settori politici:

La politica sanitaria dell’UE intende affrontare le gravi minacce per la salute che incombono su tutta l’UE, prevenire le malattie e garantire a tutti pari opportunità di vivere in buona salute e di usufruire di un’assistenza sanitaria di qualità. Una popolazione in buona salute giova anche all’economia; pertanto l’UE ambisce a garantire sistemi sanitari accessibili, efficaci e resilienti nell’UE.

L’UE è attiva in molti ambiti diversi, dal rafforzamento delle capacità per migliorare la copertura vaccinale alla condivisione delle conoscenze sul cancro, dalla promozione di uno stile di vita sano alla lotta al fumo tramite la legislazione sul tabacco. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie analizza le minacce emergenti affinché l’UE e le autorità sanitarie nazionali possano reagire tempestivamente. Inoltre, al fine di garantire ai pazienti le migliori cure possibili, tutti i medicinali disponibili nell’UE devono essere approvati a livello nazionale o unionale (tramite l’Agenzia europea per i medicinali) prima della loro immissione sul mercato.

Il principale strumento per l’attuazione delle politiche sanitarie dell’UE è il terzo programma dell’UE per la salute. Con una dotazione di bilancio di 449 milioni di euro, questo programma finanzia progetti di cooperazione a livello dell’UE e azioni congiunte da parte delle autorità sanitarie nazionali e sostiene organismi non governativi e la cooperazione con le organizzazioni internazionali. Nell’ambito del programma Orizzonte 2020, inoltre, è previsto lo stanziamento di 7,5 miliardi di euro in progetti di ricerca e innovazione collegati alla salute, mentre con il meccanismo per collegare l’Europa, i fondi strutturali dell’UE e il piano di investimenti per l’Europa si sta investendo nelle infrastrutture sanitarie e nella digitalizzazione dei servizi sanitari.

La tessera europea di assicurazione malattia aiuta i viaggiatori a ricevere cure sanitarie in caso di malattia in un altro paese dell’UE, mentre la normativa dell’UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera definisce i diritti di cui i cittadini dispongono quando varcano le frontiere per ricevere un’assistenza sanitaria programmata. Attraverso le reti di riferimento europee, i pazienti affetti da patologie rare o complesse possono avvalersi dei migliori specialisti d’Europa senza nemmeno uscire dal loro paese d’origine.

Le politiche economiche e finanziarie dell’UE nella zona euro e nell’UE si prefiggono di:

promuovere la crescita e l’occupazione;
favorire la stabilità macroeconomica e di bilancio;
migliorare il funzionamento dell’unione economica e monetaria;
promuovere gli investimenti;
prevenire o correggere gli squilibri macroeconomici;
contribuire a coordinare le politiche strutturali nazionali; e
promuovere la prosperità oltre i confini dell’UE.
Per reagire alla crisi economica e finanziaria del 2008 si è provveduto a rafforzare la governance economica dell’UE introducendo miglioramenti nel patto di stabilità e di crescita, che racchiude le regole di bilancio seguite dagli Stati membri per facilitare e mantenere la stabilità dell’unione economica e monetaria. I paesi che sono stati esclusi dai mercati finanziari, ad esempio la Grecia, hanno ricevuto sostegno finanziario e politico; è stato inoltre creato il meccanismo europeo di stabilità quale soluzione permanente della zona euro per far fronte a situazioni di questo tipo.

La procedura per gli squilibri macroeconomici è stata anch’essa introdotta per controllare e correggere tendenze economiche potenzialmente problematiche individuate all’interno di singoli Stati membri e per impedire che si ripercuotano sugli altri paesi.

L’euro, in circolazione dal 2002 e utilizzato da oltre 340 milioni di persone in 19 Stati membri, è la seconda valuta per importanza al mondo dopo il dollaro statunitense. Una moneta unica presenta vantaggi, sul piano pratico e operativo, tanto per i cittadini quanto per le imprese ed è un importante risultato dell’integrazione europea.

Il piano di investimenti per l’Europa, adottato a ottobre del 2019, utilizza garanzie pubbliche per incoraggiare gli investimenti privati. A novembre del 2018 il Fondo europeo per gli investimenti strategici, istituito nell’ambito del piano, aveva già mobilitato investimenti per un valore di 439 miliardi di euro, superando le aspettative. Gli investimenti del piano hanno sostenuto la creazione di 1,1 milioni di posti di lavoro, una cifra destinata a salire a 1,7 milioni entro il 2022. Più di un milione di piccole e medie imprese trarranno beneficio dal migliore accesso ai finanziamenti; il piano ha inoltre contribuito ad aumentare dello 0,9 % il prodotto interno lordo dell’UE.

Per evitare che i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi, con l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico la comunità internazionale ha concordato che l’aumento medio della temperatura del pianeta deve essere mantenuto ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, con l’obiettivo di limitarlo a 1,5 °C. L’UE ha posto in essere una gamma di politiche e di strumenti atti a ridurre le emissioni e a favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, mentre la sua strategia di adattamento promuove azioni quali la realizzazione di opere di difesa contro le inondazioni, lo sviluppo di colture resistenti alla siccità e la modifica delle normative edilizie.

Evitare di affrontare il problema del cambiamento climatico potrebbe rivelarsi assai costoso per l’UE e per il resto del mondo. Al contempo, la crescente domanda di tecnologie pulite offre opportunità di innovazione, modernizzazione industriale e crescita e occupazione «verdi». L’azione per il clima è ormai integrata in tutti i principali programmi di spesa dell’UE e il 20 % del bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020 è destinato a iniziative connesse al clima.

L’UE guida gli sforzi profusi a livello mondiale per combattere il cambiamento climatico, in particolare spronando la comunità internazionale a mantenere lo slancio dato dall’accordo di Parigi e ad attuare concretamente l’accordo in tutto il mondo.

Diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 costituisce contemporaneamente la sfida e l’opportunità più grande del nostro tempo. Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo, il pacchetto di misure finora più ambizioso, che permetterà ai cittadini europei e alle imprese di beneficiare di una transizione verde e sostenibile.

Il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE è una delle pietre angolari della politica dell’UE in materia di clima e sta riducendo le emissioni provenienti dalle industrie, dalle centrali elettriche e dal settore del trasporto aereo all’interno dell’Europa in maniera economicamente efficiente. Tutti i paesi dell’UE hanno inoltre definito obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni in altri settori, quali i trasporti, l’edilizia e l’agricoltura.

L’UE concentra i suoi interventi sul sostegno fornito agli Stati membri attraverso:

lo scambio di informazioni tra le autorità di contrasto, i servizi doganali e le guardie di frontiera nazionali;
la cooperazione operativa, con il sostegno delle agenzie dell’UE;
la formazione, lo scambio di buone pratiche, i finanziamenti, la ricerca e l’innovazione.
Attraverso l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol), gli Stati membri partecipano congiuntamente alle indagini sulle forme gravi di criminalità organizzata. La Commissione si sta inoltre adoperando per garantire che i diversi sistemi informativi dell’UE per la sicurezza e la gestione delle frontiere e della migrazione siano «interoperabili», ovvero capaci di dialogare tra loro.

L’UE ha aggiornato e rafforzato le proprie normative, armonizzando la definizione di reati di terrorismo e criminalizzando gli spostamenti, l’addestramento e il finanziamento dei terroristi. Con il sostegno del Centro di eccellenza della rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione l’UE sta intensificando i suoi sforzi per prevenire la radicalizzazione e affrontare la sfida rappresentata dai combattenti terroristi che rientrano in patria. Attraverso il Forum dell’UE su Internet, la Commissione sta facilitando la cooperazione tra le principali imprese che operano su Internet, le autorità di contrasto e la società civile allo scopo di ridurre l’accesso a contenuti illeciti online e apportare argomentazioni alternative efficaci per contrastare la propaganda terroristica. La Commissione ha inoltre proposto di introdurre l’obbligo, per le imprese che operano su Internet, di rimuovere contenuti terroristici dal web entro un’ora dall’ordine di rimozione emesso dalle autorità nazionali.

A dicembre del 2018 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno raggiunto un accordo sul regolamento sulla cibersicurezza, che rafforza il mandato dell’agenzia dell’UE per la cibersicurezza (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione) al fine di sostenere meglio gli Stati membri nel far fronte alle minacce e agli attacchi nel settore della cibersicurezza.

Grazie all’accordo di Schengen in molti paesi sono stati progressivamente aboliti i controlli alle frontiere interne dell’UE. Negli ultimi anni la crisi migratoria e il mutevole panorama della sicurezza hanno dimostrato che lo spazio Schengen necessita di frontiere esterne solide. Nel 2017 l’UE ha adottato nuove norme per le frontiere esterne dello spazio Schengen nell’intento di rafforzare i controlli effettuati su tutti i cittadini, compresi i cittadini europei, nelle banche dati pertinenti, al fine di assicurare che tali persone non rappresentino una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Inoltre, più di 1 600 agenti dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) stanno fornendo assistenza alle guardie di frontiera nazionali degli Stati membri nei pattugliamenti effettuati, ad esempio, in alcune zone della Bulgaria, della Grecia, dell’Italia e della Spagna. La Commissione ha proposto di rafforzare ulteriormente l’Agenzia con la costituzione, di un corpo permanente di 10 000 unità operative.

Le politiche dell’UE in materia di occupazione e affari sociali sono mirate a:

creare posti di lavoro di qualità in tutta l’UE;
aiutare i lavoratori a trovare lavoro nel proprio paese o in un altro paese dell’UE;
promuovere le competenze e l’imprenditorialità;
coordinare e modernizzare i regimi di previdenza sociale;
garantire migliori condizioni di lavoro attraverso norme minime comuni;
favorire l’inclusione sociale e combattere la povertà; e
proteggere i diritti delle persone con disabilità.
Queste politiche contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020 nei settori dell’occupazione, dell’inclusione sociale e dell’istruzione. L’UE eroga e coordina finanziamenti per aiutare gli Stati membri a investire nelle persone (in settori quali l’assistenza all’infanzia, l’assistenza sanitaria, la formazione, l’accessibilità delle infrastrutture e l’orientamento nella ricerca di un lavoro) nonché a riformare i loro sistemi di previdenza sociale. Il Fondo sociale europeo sta investendo 86,4 miliardi di euro per aiutare milioni di europei ad acquisire nuove competenze e a trovare un’occupazione migliore. La garanzia per i giovani (8,8 miliardi di euro) sostiene l’occupazione giovanile garantendo che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni ricevano un’offerta concreta e qualitativamente valida di impiego, apprendistato, tirocinio o formazione permanente entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione. Grazie all’iniziativa dei percorsi di miglioramento del livello delle competenze è offerta agli adulti la possibilità di acquisire una padronanza delle competenze di base, quali leggere, scrivere o usare un computer. Attraverso questa iniziativa l’UE aiuta gli Stati membri ad offrire ai cittadini una seconda possibilità per rafforzare le loro abilità.

Mentre la previdenza sociale resta di competenza dei singoli Stati membri, l’UE getta ponti tra i sistemi nazionali per i cittadini che varcano le frontiere. Le norme dell’UE sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale non sostituiscono i sistemi nazionali ma tutelano i diritti previdenziali dei cittadini che si spostano all’interno dell’UE (e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L’UE tutela i cittadini anche attraverso norme che stabiliscono limiti all’orario di lavoro, contrastano la discriminazione sul luogo di lavoro, prevedono condizioni di lavoro più sicure e garantiscono indennizzi in caso di infortuni sul lavoro. Al fine di definire nuovi e più efficaci diritti per i cittadini, il pilastro europeo dei diritti sociali sancisce principi e diritti nel campo delle pari opportunità sul mercato del lavoro, delle condizioni di lavoro eque e della protezione sociale. EURES, il portale europeo della mobilità professionale, contribuisce a mettere in contatto le persone in cerca d’impiego e le imprese che offrono lavoro.

Questo corpus di diritti è garantito dall’UE attraverso:

norme volte a prevenire la discriminazione fondata su sesso, razza, origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale.
le nuove norme (il cosiddetto regolamento GDPR) che garantiscono il diritto di ogni persona alla tutela dei propri dati personali e che sono entrate in vigore a maggio del 2018.
la Carta dei diritti fondamentali, che riunisce tutti i diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini dell’UE. Tali diritti sono garantiti dall’Unione europea laddove è in gioco il diritto dell’UE.
le politiche dell’UE in materia di giustizia e diritti fondamentali: il coordinamento delle normative in materia di giustizia, la definizione di norme minime valide in tutta l’UE e l’accesso paritetico alla giustizia in tutti i paesi sono questioni fondamentali. Ad esempio, le vittime di reati dispongono di un insieme comune di diritti minimi ovunque si trovino nell’UE. Tale coordinamento aiuta inoltre i cittadini a esercitare il diritto di circolare liberamente e le imprese a commerciare e operare in tutto il mercato unico dell’UE.
L’UE si adopera anche per rafforzare la fiducia reciproca tra i giudici e le amministrazioni dei suoi Stati membri ai fini del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie. Ciò è particolarmente importante nei procedimenti civili ad esempio in materia di divorzio, affidamento dei minori e mantenimento dei figli. Eurojust facilita la cooperazione tra le autorità giudiziarie nazionali per contribuire a combattere forme gravi di criminalità quali la corruzione, il terrorismo e il traffico e lo spaccio di stupefacenti, mentre il mandato di arresto europeo ha sostituito le lunghe procedure di estradizione per consentire il rientro di persone indiziate o condannate nel paese in cui sono state o saranno sottoposte a processo. La Procura europea, di recente istituzione, che diventerà operativa nel 2020, avrà il compito di individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori di reati ai danni del bilancio dell’UE, quali la frode, la corruzione e la frode transfrontaliera grave in materia di IVA.

Grazie all’UE, negli ultimi vent’anni si sono registrati notevoli progressi nel settore europeo dei trasporti, che hanno determinato una maggiore sicurezza nel trasporto aereo, stradale e marittimo, condizioni di lavoro dignitose per gli addetti del settore, una maggiore offerta di soluzioni di mobilità più economiche per i viaggiatori e le imprese, un rapido progresso verso trasporti più puliti e l’adozione di soluzioni per la mobilità digitale.

Finanziata attraverso il meccanismo per collegare l’Europa, che ha reso disponibili oltre 24 miliardi di euro, la politica dell’UE in materia di infrastrutture dei trasporti mira a collegare il continente da est a ovest e da nord a sud colmando i divari esistenti tra le reti di trasporto nazionali, eliminando le strozzature che ostacolano il corretto funzionamento del mercato unico e superando gli ostacoli tecnici, tra cui l’applicazione di standard incompatibili per il traffico ferroviario. L’UE sostiene la ricerca e l’innovazione e l’efficace diffusione di nuove tecnologie per trasporti meno inquinanti, ad esempio attraverso l’introduzione di nuove norme che promuovono tecnologie per veicoli puliti. L’UE sta inoltre guidando la transizione verso le tecnologie di guida connessa e automatizzata.

Il mercato unico dei trasporti è essenziale per l’intera economia dell’UE. Grazie alla realizzazione di un mercato unico dell’aviazione e ai progressi compiuti nel quadro dell’iniziativa del cielo unico europeo, volare è sempre più facile ed economico. Le imprese ferroviarie titolari di una licenza possono ormai offrire i loro servizi in tutta l’UE, a vantaggio di una maggiore concorrenza e connettività. Analogamente, grazie alla liberalizzazione del mercato del trasporto marittimo le compagnie di trasporto possono operare in più paesi. Attraverso il mercato unico gli autocarri possono offrire servizi in paesi diversi da quello di immatricolazione, riducendo il numero dei viaggi di ritorno a vuoto.

La sicurezza e la protezione sono una priorità. Il numero di vittime della strada in Europa si è dimezzato tra il 1992 e il 2010. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, 25 300 persone hanno perso la vita in incidenti stradali nel 2017. Per tale ragione l’UE è attivamente impegnata a migliorare la sicurezza stradale. Alle compagnie aeree non sicure è vietato volare in Europa e l’UE ha introdotto norme più severe in materia di sicurezza marittima. La politica dei trasporti dell’UE aiuta e protegge i cittadini in viaggio anche in altri modi. I passeggeri che viaggiano nell’UE in aereo, treno o autobus godono di una serie di diritti in caso di ritardi o di cancellazione del viaggio.